Banchettare, l’arte che faceva bella la vita già…nell’antica Roma!

Banchettare, l’arte che faceva bella la vita già…nell’antica Roma!

anticha-roma-a-tavolaCiao a tutti!

Il piacere della tavola sicuramente non è cosa dei nostri giorni.

Esiste una tradizione letteraria ricca e dettagliata sul tema della tavola imbandita e dei commensali riuniti ai tempi dell’antica Roma.

Attraverso questa ricca tradizione abbiamo testimonianze di quello che avveniva nel corso di queste riunioni.

Il più famoso sicuramente il Simposio di Platone e di Senofonte, poi Il banchetto dei sette sapienti di Plutarco, o ancora La Cena di Trimalcione nel Satyricon di Petronio.

Una vera e propria ricostruzione antropologica che ci rende dotti sulla vita degli antichi romani, solo partendo da una tavola imbandita!

Nel Faone di Platone (il commediografo, non il filosofo, beninteso!) abbiamo la descrizione di un tipico banchetto.

Per l’ambiente egli scrive: “…due servi portarono nella stanza una tavola splendida e poi un’altra e un’altra ancora, fino a riempirla tutta. Sulle tavole brillava la luce delle lampade poste in alto, coronate di piatti, vassoi salsiere: ogni sorta di trovate che fa bella la vita.”

Poi per le portate: “….altri portavano in canestre mazai bianche come la neve, dopo giunse dapprima non una pentola, mio caro, ma un grandissimo arnese chiodato, con uno splendido spuntino di anguille, arricchito di tranci di schiena di grongo: divino! Poi ne arrivò un altro simile e dentro vi era una razza grande come il fondo. Poi piccole pentole con filetti di squalo e un’altra con una torpedine e un’altra ancora piena di calamaretti e di polpi-seppia dai morbidi tentacoli. Dopo arrivò un dentice bollente largo come una tavola…..”

….e poi calamari impanati, gamberi fritti, immensi tranci di tonno, frattaglie di maiale, costate, lombate, testina di capretto da latte, cervella, zampetti, galletti, pernici e colombacci……

E ad accompagnare tutto questo pagnotte insieme al biondo miele delle campagne romane e latte cagliato.

Per quanto riguarda le tavole che sostenevano tutte queste “libagioni”, solitamente erano rette da tre gambe e venivano portati nella sala già carichi di vivande.

Poi veniva il momento della gioia donata all’uomo da Dioniso, il vino! veniva ssaporato e goduto condividendo l’esperienza in gruppo.

Niente ubriachezza ma un’euforia che invita all’arguzia e alle chiacchiere brillanti!

Nell’antica Roma i pasti non erano “codificati” come da noi con orari e tipi di cibo servito.

Il modo di definire l’orario è curioso! veniva fissato sulla “lunghezza dell’ombra”. Lo leggiamo da Aristofane che in una sua opera fa dire alla sua Prassagora, mentre si rivolge al marito:” Tu non avrai altra preoccupazione, quando l’ombra sarà dieci piedi, che andare tutto allegro a cena”.

Tra gli alimenti, parliamo del latte. Bere latte era segno di frugalità, secondo quanto dice Euripide in Elettra, ma anche di rozzezza, come invece ci racconta Omero nel descriverci il rozzo Ciclope che beveva latte puro.

Le molteplici peculiarità del latte d’altra parte sono evidenti:  i lattanti diventavano grandi con il latte e spesso i vecchi fanno ritorno a questo alimento!

Spesso il latte era accompagnato da miele. Lo stesso miele era anche apprezzato da Democrito che, se gli si domandava come facesse a mantenere la sua vigorosa salute, lui rispondeva che “umetteva le parti interne del suo corpo con miele e quelle esterne con olio”.

Gli antichi sapevano bene che il miele migliore è quello che si trova nella parte bassa del contenitore perchè il miele buono è quello che pesa di più!

Inverso è la regola seguita per l’olio:in questo caso la parte migliore è quella che sta in superficie.

Il vino, invece, vede la sua migliore “espressione” a metà della botte!

Olio, vino e miele: tutti cibi di facile e lunga conservazione, provengono da “materie prime” tipicamente mediterranee. Forse per questo sono sempre stati i pilastri dell’alimentazione dei nostri avi Romani ed il fatto che siano sani li ha resi cibi prediletti e ancora oggi (nella Roma moderna!) utilizzati e apprezzati nelle nostre consuete abitudini quotidiane.

A  presto!

 

 

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